RECENSIONE: Afterhours – Hai paura del buio? [remastered & reloaded]

Recensione di Claudio Delicato

Di questi tempi se neghi che Hai paura del buio? sia l’album di rock indipendente più importante degli ultimi vent’anni rischi che qualche fan invasato ti tagli i gioielli di famiglia a colpi di ascia bipenne. Non sono del tutto d’accordo con la classifica emersa dal sondaggio indetto dal MEI, più per gli altri dischi presenti che per quello degli Afterhours, che sarebbe certo stato sul podio anche nella mia personale graduatoria dietro a Tabula rasa elettrificata e Il suicidio dei samurai; ma si tratta di gusti, e che si parli di primo o terzo posto il dato di fatto è che Hai paura del buio? è un discone, il cui maggior punto di forza è un’eterogeneità che trova una sorprendente quanto indefinibile coerenza di fondo lungo le 19 tracce che lo compongono. Proprio alla luce di questo ha perfettamente senso che tale eterogeneità raggiunga un livello ancora superiore dando ad altri artisti del panorama italiano e non la possibilità di reinterpretare i pezzi dell’LP.

Liquido subito il discorso “moneygrabber” sul festival che ha preceduto questa riedizione perché avrete già letto vagonate di opinioni in proposito e non credo che la mia aggiungerebbe granché; dico solo che il problema è stato più il manifesto dell’evento che tutto ciò che lo ha seguito. Una semplice riedizione del disco senza i fronzoli del rilancio della cultura sarebbe stata di certo più appropriata, ma trovo ridicolo accusare il gruppo di Manuel Agnelli di “farlo per i soldi”, dato che fare il musicista è un lavoro e a farlo si guadagna di merda – Afterhours inclusi, credo. E se non siete d’accordo correte a cancellare le vostre condivisioni di #coglioneno dalla timeline di Facebook.

Venendo all’LP in sé, c’è poco da dire sul Disco 1 [remastered], perché a meno che non abbiate un master in sound engineering vi suonerà del tutto identico all’originale, quindi splendido. Passiamo piuttosto al discussissimo Disco 2 [reloaded]. A mio parere i pezzi ivi contenuti si possono raggruppare in quattro fondamentali insiemi:

  1. Le canzoni sostanzialmente identiche all’originale;
  2. Quelle che pur mantenendo una continuità con il disco del 1997 hanno un piglio proprio;
  3. Quelle del tutto stravolte; e
  4. Le bestemmie.

Nel primo gruppo troviamo gli episodi meno felici del disco: gli Afghan Whigs dell’onnipresente Greg Dulli (che credo ormai rimbocchi anche le coperte agli Afterhours quando vanno a dormire), Pelle di Mark Lanegan – sprecata, più che altro perché senza la padronanza della lingua non può emergere l’enorme pathos della canzone – e Il Teatro degli Orrori che forse avrebbero potuto tirare fuori qualcosa di meglio da un pezzo a loro così congeniale come Dea. Poi Brondi e Der Maurer che suonano bene la bella Simbiosi senza aggiungervi niente, Samuel dei Subsonica poco convincente su Voglio una pelle splendida, Nic Cester (eccezionale, fra i migliori) e i sopravvalutatissimi Ministri.

Nel secondo gruppo metto anzitutto Rapace eseguita dai Negramaro. Qui Giuliano Sangiorgi è perfetto, perché ha una gran voce e il pezzo la valorizza per potenza e intensità, infatti non condivido le polemiche in merito alla sua presenza, perché una cover si giudica per come è interpretata e non per il resto della discografia del gruppo che la esegue. Poi Joan as Policewoman e naturalmente i Bachi da Pietra:

Punto G per me è la canzone migliore di Hai paura del buio?
+
Succi e Dorella hanno due palle così
+
il pezzo è perfetto per loro
=
il momento migliore del disco 2.

Seguono a ruota Piers Faccini (buono), i Marta sui Tubi con Musicista contabile (che pare scritta apposta per loro, infatti è diventata un pezzo dei Marta sui Tubi), e infine Rachele Bastreghi e Cristina Donà con Robert Wyatt, che ottengono risultati discreti da canzoni tutto sommato trascurabili.

Nel gruppo degli stravolti i pezzi sono quattro. Due di questi sono strumentali: l’opening track a cura del grande Damo Suzuki, che riesce a cavare qualcosa di genialmente dissonante a partire dai soli 35 secondi dell’originale, e la buona Terrorswing di John Parish. Non ho invece mai amato Questo pazzo pazzo mondo di tasse e continuo a non amarla per quanto apprezzi la creatività della Fuzz Orchestra e di Vincenzo Vasi. Menzione a parte meritano i Luminal. Chi mi conosce sa quanto amo questo gruppo romano, e malgrado la loro Elymania non sia il pezzo più bello che hanno composto ha una cosa che manca a tutte le altre: il coraggio. Non credo sia un caso che la reinterpretazione più originale venga dalla band meno conosciuta, con il maggior bisogno di dimostrare il proprio talento; del resto che senso ha ospitare sul disco un artista di fama mondiale se si limita a eseguire il pezzo identico a com’era già? “Largo ai giovani,” direbbe Matteo Renzi, CACCHIO I LUMINAL LO FAREBBERO IMPAZZIRE MATTEO RENZI.

È quasi curioso che il primo a figurare nel gruppo delle bestemmie sia Edoardo Bennato con la sua versione di 1.9.9.6., che appunto sceglie di omettere la blasfemia in apertura del pezzo, peraltro quasi scusandosi (“sì lo so, siete un po’ sconcertati, ma da uno come me ve lo dovevate aspettare”). Ora, il fatto che l’album si aprisse con un “porco Cristo” in un’epoca in cui una cosa del genere non osavano farla neanche i San Culamo forse non era l’aspetto fondamentale di Hai paura del buio?, ma certo è normale che la sua assenza spiazzi. Stesso discorso si applica alla rivisitazione delle prime parole di Lasciami leccare l’adrenalina di Eugenio Finardi. Manuel ha giustificato queste assenze sostenendo che viviamo in un periodo storico differente da quello in cui è uscito l’album e oggi il politically correct la fa da padrone, e a me verrebbe da rispondergli “a maggior ragione.” Comunque – Cristo non più porco e lividi spostati a parte – i due pezzi sono gradevoli, specie quello di Bennato.

(Ho volutamente glissato su Male di miele nella versione di Piero Pelù: Piero è Piero, anche quando non si sente liberoooooaaaaaiiiiihhhhh.)

Insomma, diciamoci la verità: non che nessuno di noi sentisse un bisogno irrefrenabile di questa riedizione di Hai paura del buio? Le riedizioni a mio parere hanno più senso in occasioni speciali o quando il gruppo non è attivo da tempo. Tuttavia il risultato è oltre la sufficienza con rare punte di eccellenza. Forse questo ritorno alle origini potrà anche fornire nuovi spunti al gruppo, che con I milanesi ammazzano il sabato e l’ultimo Padania ha intrapreso una strada di sfuriate noise rock (complice anche il ritorno di Iriondo) che sì, hanno sempre rappresentato una parte importante della produzione degli Afterhours, ma personalmente credo che ad Agnelli & C. siano più congeniali le ballatone. E Hai paura del buio? contiene alcune delle loro migliori. Che servano da fonte d’ispirazione?

HAI PAURA DEL BUIO? [REMASTERED & RELOADED] – AFTERHOURS
(Universal, 2014)
Disco 1 [remastered]

  1. Hai paura del buio?
  2. 1.9.9.6.
  3. Male di miele
  4. Rapace
  5. Elymania
  6. Pelle
  7. Dea
  8. Senza finestra
  9. Simbiosi
  10. Voglio una pelle splendida
  11. Terrorswing
  12. Lasciami leccare l’adrenalina
  13. Punto G
  14. Veleno
  15. Come vorrei
  16. Questo pazzo pazzo mondo di tasse
  17. Musicista contabile
  18. Sui giovani d’oggi ci scatarro su
  19. Mi trovo nuovo
  20. Televisione

Disco 2 [reloaded]

  1. Hai paura del buio? [feat. Damo Suzuki]
  2. 1.9.9.6. [feat. Edoardo Bennato]
  3. Male di miele [feat. The Afghan Whigs]
  4. Rapace [feat. Negramaro]
  5. Elymania [feat. Luminal]
  6. Pelle [feat. Mark Lanegan]
  7. Dea [feat. Il Teatro degli Orrori]
  8. Senza finestra [feat. Joan as Policewoman]
  9. Simbiosi [feat. Der Maurer & Le luci della centrale elettrica]
  10. Voglio una pelle splendida [feat. Samuel Romano]
  11. Terrorswing [feat. John Parish]
  12. Lasciami leccare l’adrenalina [feat. Eugenio Finardi]
  13. Punto G [feat. Bachi da Pietra]
  14. Veleno [feat. Nic Cester]
  15. Come vorrei [feat. Piers Faccini]
  16. Questo pazzo pazzo mondo di tasse [feat. Fuzz Orchestra & Vincenzo Vasi]
  17. Musicista contabile [feat. Marta sui tubi]
  18. Sui giovani d’oggi ci scatarro su [feat. Ministri]
  19. Mi trovo nuovo [feat. Rachele Bastreghi]
  20. Televisione [feat. Cristina Donà & The Friendly Ghost of Robert Wyatt]
  21. Male di miele [special track, feat. Piero Pelù]
  22. Voglio una pelle splendida [bonus track iTunes, feat. Daniele Silvestri]

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2 thoughts on “RECENSIONE: Afterhours – Hai paura del buio? [remastered & reloaded]

  1. Pingback: LIVE REPORT: Afterhours @ Feltrinelli [RM] – 27/3/2014 | JUST KIDS

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