LIVE REPORT: #fattifortefanfulla 3/3 @ Forte Fanfulla [RM] – 28-30/6/2014

Live report di Gustavo Tagliaferri

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SABATO 30

Il primo giorno del weekend. E da Fusoradio, in quanto a promozione da parte di esterni, si passa a Radio Città Aperta, altra realtà che per Roma è una manna dal cielo e da ogni momento di crisi ha sempre cercato di uscire a testa alta, e che vedrà una presenza fisica nella figura di Tatiana Non-DJ Selecta e nel suo DJ set notturno (consequenziale a quello di Michele Barox). Ottimo, malgrado il peso dell’assenza del collega Gianluca Polverari, causa impegni situati altrove.

La voglia di ingranare, di esibizione in esibizione, si può dire che sia la stessa di mercoledì, considerando che tra i primi all’appello ad aver spiccato particolarmente è Alessandro Cives. Ma è già dall’arrivo di Von Datty che le tappe cominciano a bruciare sul serio, specie se a seguirlo è un Emanuele Belloni caratterizzato da diverse buone basi per andare avanti nel futuro, degli Iva Collister che, per il loro spirito da cazzoni, potrebbero persino tentare di aprire i concerti di qualche band demenziale di maggiore fama (Latte e i Suoi Derivati? Suona come un’eresia, ma non si può mai sapere), tanto da permettersi di fare il bis fuori dalla stanza elettrica, oppure il travolgente Simone Avincola.

Foto di Edo Tetsuo

E poi Mira Onirica, progetto dell’ex Carillon del Dolore Paolo Taballione, dove le canzoni d’autore sembrano sottoporsi a esperimenti più spinti e distorti, un Jocelyn Pulsar per l’ultima volta nella veste che ha rivestito per diversi anni, prima di tentare nuove vie, il Dr. Panico, nel posto giusto al momento giusto, sempre e comunque, quando si tratta di proporre una musica molto vicina al Francesco Baccini prima maniera, il solito Calcutta, che, ovunque lo trovi, sempre un po’ d’allegria la mette, fino ai sempre ottimi Luminal e a un chitarrista come G-Fast, che di carica ne ha da vendere, anche senza l’accompagnamento di un batterista. Parecchia carne al fuoco, ma con la mano di Radio Città Aperta era più che prevedibile. E giusto.

LUNEDÌ 30

Dopo una domenica passata interamente all’insegna del teatro, sembrava la cosa giusta calare il sipario con un’ultima serata, stavolta basata sugli artisti della Geograph Records e su diversi affiliati a tale ambiente, attraverso un filo conduttore che separa un palco dall’altro. Il ritorno della sperimentazione, atta a dare un’ulteriore chiave di lettura a diversi generi particolarmente blasonati e a mostrare alcune delle tante facce che compongono parecchi presenti.

E così, da un piccolo palco, per Calcutta arriva la terza serata di fila, con tanto di accompagnamenti da parte del pubblico a dare un po’ di pepe al tutto, prima che a darsi il cambio siano Trapcoustic, di maggiore impatto rispetto a una debole passata performance al Circolo degli Artisti, oltre che con un duetto accattivante condiviso, sul finale, con Azzurra, voce degli Atome Primitif, e un altrettanto all’altezza Kawamura Gun, fuori dal palco un personaggio curioso, forse enigmatico, ma di immensa simpatia, una volta sulle scene un dandy hippie made in Japan.

Foto di Edo Tetsuo

Entrare nella stanza elettrica significa, di conseguenza, varcare la soglia di una zona dove ad accogliere è Cassandra, l’urlo di una negromante zen intenta a decantare madrigali sopra la lava bollente di un vulcano, seguita dagli incalzanti Suaire, sospesi tra sonorità a volte punk, altre post-hardcore, con un cantato memore anche di certo black metal (tanto che verrebbe da pensare, in certi frangenti, a dei Deafheaven nostrani), fino all’elettronica mista ad impeti di rabbia degli Holiday Inn, il ritorno in scena di quella Maria Violenza che quando si tratta di setacciare le sonorità arabeggianti che la riguardano non ci pensa due volte, la rottura del silenzio del casino fatto canzone degli Hiroshima Rocks Around e due entità dell’altro sesso come La Santa Muerte & Teena Bum Bum e la loro dance atipica e curiosissima. La ciliegina più consona su una torta gustosissima.

CONCLUSIONE

Tornare a casa e ripensare alle ore vissute con chi ha suonato, chi ha organizzato, chi ha divertito e si è divertito, per poco o per molto che sia, fa pensare che quel tempo trascorso sia stato trascorso con un’autentica famiglia, priva di orpelli ultracattolici di valenza nulla, una famiglia da tenere sempre nei propri ricordi. Adesso quegli stessi ragazzi stanno affrontando una fase di sciopero bianco, attraverso cui decidere quale sarà la sorte del Forte Fanfulla una volta finita l’estate, ma sembra essere chiaro come queste cartucce, una volta sparate, abbiano fatto pienamente centro, malgrado tutto, un po’ per il numero di artisti che è accorsa a dire la sua in un momento molto delicato, un po’ per la partecipazione, per quanto a volte apparentemente minore in diversi casi compensata con una grande affluenza da parte degli affezionati di sempre.

Viene seriamente da augurarsi che tutto ciò non sia un addio, ma un arrivederci. Magari nello stesso quartiere, magari scegliendone uno più vicino e costruire la stessa alternativa su cui si è lavorato per anni su qualche posto che un tempo è stato una patria per vari live e adesso è intriso di grigiore e vuoto, nelle porte chiuse e in quel lucchetto che le soffoca ulteriormente. Verrebbe da pensare al Testaccio. Magari, magari. O no?

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