LIVE+PHOTO REPORT: Ex-Otago @ Ohibò [MI] – 27/3/2014

Live report di Francesca Vantaggiato

L’11 marzo gli Ex-Otago hanno pubblicato il loro ultimo album In capo al mondo (Officine Ex-Otago/Audioglobe) e hanno dato il via al tour che li porterà in tutta Italia fino al 26 aprile. C’è dell’altro insieme al disco: si tratta del libro Burrasca, un’autobiografia della band che racconta i tre anni trascorsi dall’uscita di Mezze stagioni (2011), un periodo lungo e ricco di avvenimenti, tra cui l’uscita dal gruppo del rapper Alberto “Pernazza” Argentesi. Come sono cambiati gli Ex-Otago in questi tre anni? Beh, siamo andati all’Ohibò di Milano per scoprirlo.

È giovedì e la notte è appena iniziata. Due cose mi hanno colpito dell’evento, una prima del concerto e l’altra durante l’esibizione: la massa di persone incanalate in fila per entrare, in attesa di pagare il biglietto e riversarsi nella piccola sala concerti dell’associazione e l’entusiasmo del pubblico che non ha smesso neanche per un secondo di ballare, cantare, applaudire e incitare la band. Era una vera e propria festa! Nonostante gli inconvenienti tecnici accorsi già prima dell’inizio del concerto – e che non li hanno mai abbandonati per tutto il corso della serata – i quattro musicisti (Maurizio Carucci, voce; Francesco Bacci, chitarra, harmonium, charando; Gabriele Floris, batteria e percussioni; Olmo Martellacci, sax e flauto) non hanno mollato. Anzi, si sono presentati sul palco indossando dei copricapo indiani, simbolo del loro viaggio in capo al mondo, compiuto attraverso il loro disco.

Il concerto assomiglia a una festa di paese, dove tutti si conoscono o ci mettono cinque minuti per fare amicizia. Tutto merito delle sonorità e dei testi di In capo al mondo, un mix di ritmi allegri, baldanzosi, acustici; parole leggere, rime veloci, immagini festose. Una proposta totalmente nuova rispetto al passato: i suoni elettronici e digitali, così come le parti rap del Pernazza sono stati sostituiti con accordi armonici e naturali; gli strumenti elettrici sono stati scalzati da quelli acustici, tra cui l’harmonium indiano, la chitarra classica, il charando e le maracas. E, soprattutto, ci sono tanti coretti e ritornelli del tipo “popopopo” e “lalalala” che, da che mondo è mondo, fanno impazzire il pubblico.

Voglio però riportare dei commenti di una simpatica ragazza che è stata al mio fianco per tutta la serata dicendo: “ma sono diventati come i Gipsy Kings!” e ancora “troppo melodici! Troppo Sanremo!” e anche “ma è la Bandabardò!” Evidentemente, gli Ex-Otago dovranno fare i conti con dei fan affezionati alle passate vibrazioni elettroniche e digitali. Forse ci vorrà del tempo per abituarli a un’idea diversa della loro musica, ma ce la faranno. Anche perché quello dell’Ohibò è stato un concerto divertente e scanzonato, fatto di brani che raccontano emozioni e concetti semplici che hanno dato vita a una festa popolare senza troppi pensieri. Il pubblico si è scatenato, ha ballato, cantato e riso. I concerti servono a questo, no?

Photo report di Noemi Teti

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