SPECIALE STREAMING: Dead Cat in a Bag – Late for a song

Late for a song è il secondo disco dei Dead Cat in a Bag, band nata a Torino circa 7 anni fa. I componenti del gruppo sono tutti impegnati, in varie forme, nel mondo dello spettacolo (colonne sonore teatrali, recitazione, riprese, regia). Il progetto è multiforme per natura, folk per attitudine, instabile per necessità; l’idea di base è quella di riattualizzare e personalizzare il cantautorato oscuro della vecchia scuola (che la critica rintraccia spesso nei nomi di Waits, Cave, Lanegan, Reed, Cohen) ibridandolo con la propensione al paesaggio sonoro, alla trasversalità degli arrangiamenti, alla sincerità della confessione, passando attraverso le influenze più disparate (oRSo, Calexico, John Cale, A Hawk and a Hacksaw, Pogues, Howe Gelb, Jacques Brel, Gyorgy Kurtag).

Alcune canzoni sono tanto peculiari, nella loro semplicità, da non trovare facili paragoni e definizioni. E va benissimo così. Soprattutto, la voce è meno roca di quanto non sembri a un primo ascolto. Dopo la lusinghiera accoglienza della critica per il primo album, Lost Bags, e le incursioni live in sestetto e quartetto, la band ha radicalizzato il suo approccio nomadistico al folk: Late for a song è fatto di fiori appassiti e ruote dentate e suona come la colonna sonora di un immaginario western post-atomico interpretato da gitani, ambientato in un ventoso deserto cosparso di giostre in disuso, fabbriche diroccate, case d’infanzia ingombre di polvere e ricordi. Vuole fare un po’ paura e un po’ sorridere, con echi di circo e di vecchi film dell’orrore, digressioni dodecafoniche e parentesi rumoristche. Auspicabilmente, vorrebbe anche far pensare e commuovere. E persino battere il piede a tempo.

Per farvi godere, Just Kids vi propone l’ascolto integrale in streaming di Late for a song!

Agli strumenti tradizionali ed etnici come banjo, balalaika, mandolino, dobro, violino, contrabbasso, fisarmonica, tromba, sega musicale, ukulele, armonium e pump organ si uniscono chitarre elettriche, un moog, strumenti autocostruiti, percussioni metalliche, campionamenti, un piano preparato e una vena di elettronica sfumata su suoni ambientali, per un viaggio che tocca Francia, America, Messico e Balcani, tra blues da palude, folk spettrale, post-rock notturno e persino musica kletzmer e fado, cantato con metrica, rime e teatralità nella lingua del country.

Le canzoni parlano di adattamento, di una cravatta che non s’intona al mondo, di ciò che finisce, di ciò che ritorna come l’amianto, di lettere senza risposta, di silenzi che rivelano sospiri di vento, mattini pallidi come la nausea e vuoti come la speranza, coltelli, cappotti, strade di campagna, rimpianti, gatti, cani, amici d’infanzia, polvere, pianeti e atomi, fiori, mosche, ruggine, letteratura russa, colpi di tosse, corvi alla finestra, padroni di casa in cortile, preti sulle scale, scheletri nell’armadio, bicchieri sul tavolo, questioni personali.

L’album è prodotto da Roberto Abis, registrato ovunque, perfezionato al Superbudda di Torino da Giupi Alcaro e vede tra i compagni di viaggio Enrico Farnedi, Fabrizio Rat Ferrero, Valerio Corzani, Davide Tosches e Vito Miccolis.

I DEAD CAT IN A BAG SONO:

  • Luca Swanz Andriolo: voce, banjo, chitarra, chumbus, mandolino, balalaika, pump organ, percussioni
  • Roberto Abis: chitarre, tastiere, dobro, chitarra-banjo, viñuela, lap steel, armonium, moog, trattamento del suono
  • Andrea Bertola: violino, percussioni
  • David Proietto: contrabbasso
  • Scardanelli: fisarmonica, chitarra, zaino-batteria, sega ad archetto, pianoforte.

ALTRI COMPAGNI DI VIAGGIO:

  • Enrico Farnedi: tromba, trombone, flicorno, ukulele
  • Fabrizo Rat Ferrero: piano preparato
  • Valerio Corzani: basso-tinozza
  • Davide Tosches: piano, batteria
  • Luca Iorfida: vibrafono

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