RECENSIONE: Big Mountain County – EP

Recensione di Alina Dambrosio

Questa non vuol essere una recensione, piuttosto un consiglio spassionato a chi ama un certo tipo di sound e la musica in generale, lontana dalle strategie di mercato, a chi ama l’adrenalina e non può fare a meno di un muro di suono che colpisca ogni parte del corpo, non solo l’udito, a chi vive i concerti immergendosi di volta in volta in quel che viene proposto, non rimanendo impalato ad ascoltare, ma vivendo l’esperienza live in maniera ogni volta unica e totalizzante. Se tutto ciò corrisponde al vostro gusto, allora non potete non ascoltare i B.M.C., ovvero i Big Mountain County.

Sapore di autenticità misto a suoni incazzosi tipici del garage, punk anni settanta, ma non solo. Ciò che di vintage c’è in questa band – oltre ai basettoni – è qualcosa che va ben oltre le apparenze. Totale indipendenza da major, ma anche da etichette indipendenti, slegati da ogni tipo di marketing. Suonano, si autopromuovono e organizzano date, in altre parole si fanno da soli, curando ogni aspetto: da quello prettamente musicale a tutto ciò che comporta la pubblicazione di un disco e ciò che ne consegue. Poche chiacchiere e molti fatti, animati dalla sola voglia di suonare ed esprimersi.

Così, chiudendosi in uno studio a fare ciò che più li far sentir vivi, è uscito il loro primo EP in formato 7″, contenente 3 brani, un assaggio di questi quattro ragazzi: Ritmati. Sporchi. Acidi. Insolenti al punto che sfido chiunque a non scuotersi al loro ritmo.

Reduci da un tour con date nei Balcani e nel nordest italiano, in cui si sono trovati a fronteggiare ogni tipo di situazione, riescono a coinvolgere il pubblico trasmettendo calore ed energia con il loro sound e le loro movenze sul palco. Rock and roll non è solo un genere, rock and roll è un mood e questi quattro ragazzacci ci sono totalmente dentro: dai viaggi improbabili all’insegna dell’avventura a date in cui non si ha la minima idea di cosa ci si aspetta, a liberarsi e a picchiare duro sul palco indipendentemente dal numero di persone presenti, che siano due o cinquanta, che sia l’ex sala studio dei Naphta o un locale pretenzioso, non importa, loro si danno, perché l’importante è suonare.

L’alchimia musicale è evidente e si esplicita in suono grezzo, vero e spontaneo, così come l’attitudine che proviene da ascolti garage, funk fino alla psichedelia, che cavalca nel brano 1945, raccontando una storia dell’inizio e della fine, una metafora della fine di una storia d’amore e della speranza di un nuovo inizio.

Questo vinile sin dall’inizio shakera gli arti con My time per poi divenire ancora più grintoso con Brain machine, in cui è esplicita la voglia di vivere di musica “sex! Drugs! Love, girls, music! Sound, that’s what I want!” e poi si ammorbidisce in sinuosi movimenti nella già citata 1945 dalla forte matrice sixties, come testimonia anche l’uso dell’organetto.

Presto calcheranno altri palchi, e saranno impegnati in altre date non solo italiane, ad esempio Berlino, Zagabria (sperando questa volta di riuscire a passare la dogana) e Budapest. Insomma: let’s groove and shake yourself!

EP – BIG MOUNTAIN COUNTY
(Autoproduzione, 2014)

  1. My time
  2. Brain machine
  3. 1945

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