RECENSIONE: Giuliano Dottori – L’arte della guerra vol. 1

Recensione di Andrea Barbaglia

Che un trattato di strategia militare potesse avere una così grande e vasta eco nei secoli a venire è un’ipotesi che verosimilmente neppure il suo presunto autore Sun Tzu avrebbe mai potuto prevedere ben oltre 2000 anni fa. Non solo imprescindibile lettura per capi di stato, generali, alte cariche di eserciti e affini, L’arte della guerra diventa relativamente presto un manuale di cui si è sempre fatto un grosso parlare e che, mutati i tempi, sarebbe altrettanto velocemente comparso sulle scrivanie di manager e dirigenti aziendali – talora illuminati, talaltra senza scrupoli – interessati a portare sul proprio campo di battaglia lavorativo gli insegnamenti pratici e i precetti filosofici in esso contenuti.

Anche in campo musicale le stelle non sono state a guardare. Non è un mistero che addirittura il leader dei Megadeth Dave Mustaine, tra i pesi massimi del thrash metal mondiale, lo annoveri tra le sue letture preferite e lo citi quale fonte di ispirazione. In Italia questo antico testo di guerra conosce da tempo una riscoperta costante, magari inizialmente come semplice curiosità para-letteraria, ma via via assumendo i connotati di fascinoso documento comportamentale capace di catturare l’attenzione per una ragionata lettura tuttadunfiato.

Poco tempo fa lo stesso Giuliano Dottori, riannodando i fili della memoria, così si esprimeva a riguardo dal suo profilo Facebook:

Non ricordo con esattezza quando ho pensato per la prima volta a L’arte della guerra. Ricordo di aver comprato il libro e di averlo letto avidamente, ritrovandoci molte delle canzoni che stavo scrivendo e in qualche modo ritrovando me stesso e le mie domande: “conosci il tuo nemico e conosci te stesso”, “studia a fondo il campo di battaglia”, “delle quattro stagioni nessuna dura eternamente”, “le note musicali non sono più di cinque eppure nessuno può dire di aver udito tutte le loro combinazioni”, “la vera abilità consiste nel vincere chi si può battere facilmente”. Tutto così semplice eppure così vero (a parte il fatto che le note non sono cinque, ma sono dodici). Da lì in avanti tutto è diventato più chiaro: realizzare un nuovo disco, che fosse un disco doppio diviso in due capitoli, registrarlo da me, col solo (fondamentale) aiuto dei miei musicisti (Marco Ferrara al basso e Mauro Sansone alla batteria – ndr), che questo disco potesse essere l’inizio di una nuova avventura musicale, come se fosse un nuovo debutto. Questi sono stati i propositi durante i tre anni che ho impiegato a fare, o meglio imparare la mia arte della guerra.

Dottori, cantautore noto ai più per i suoi trascorsi come chitarrista negli Amor Fou, è artefice di una carriera solista che lo vede oggi alle prese con un terzo album in cui leggerezza, consapevolezza e determinazione nel raggiungere i propri obiettivi convivono in assoluto equilibrio e sinergia. Anticipato nei mesi scorsi dalla celebrativo inno alla rinascita Il mondo dalla nostra parte e dal concettuale flusso rock de Le vite degli altri, dai chiari echi moltheniani che guardano ai Les Enfants del giovane Marco Manini, il primo allestimento de L’arte della guerra è una rincorsa alla libertà, discreto, ma ineluttabile e tenace come la figura del suo autore.

Una meditazione personalissima sul dolore che racchiude gioia (I fiori muoiono quando ci rattrista perderli) e conserva l’attesa del ritorno (Estate #1107) condivisa ora con il prossimo, faro verso cui rivolgere nuovamente la propria attenzione dopo periodi di stanca e tempesta. Un disco di riflessioni e ripartenze, intriso di laica spiritualità, “sulla rinascita, sull’inevitabilità del conflitto umano, sull’equilibrio fra passato e futuro”, per essere nuovamente protagonisti della propria vita e non semplici passeggeri di un viaggio altrui.

L’ARTE DELLA GUERRA – GIULIANO DOTTORI
(Musica distesa, 2014)

  1. Quando tornerai a casa
  2. Estate #1107
  3. Le vite degli altri
  4. La nave
  5. L’arte della guerra
  6. Il mondo dalla nostra parte
  7. Occhi dentro gli occhi

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