RECENSIONE: Chat Noir – Elec3cities

Recensione di Francesca Vantaggiato

Elec3cities non è un album di facile ascolto. Dipinge atmosfere gravi, è pervaso di malinconia sonora, evoca immagini notturne di strade, luci nel buio, pioggia sull’asfalto. Devi chiudere gli occhi e ascoltare, lasciandoti trascinare nel profondo dei tuoi pensieri e fino agli estremi confini della tua immaginazione stimolata dalle note di questo incredibile disco dei Chat Noir.

L’idea alla base dell’album risiede tutta nel titolo: Elec3cities è il lavoro di tre persone che vivono in tre città diverse (Boston, Roma e Berlino) e che hanno registrato varie session, successivamente condivise sul web grazie a un sistema cloud-based. Le loro esperienze individuali, vissute in tre ambienti metropolitani così distanti, rappresentano l’elettricità che ha dato luce al nuovo disco.

Questo è il quinto album della band composta da Michele Cavallari (pianoforte ed effetti) Luca Fognagnolo (contrabbasso) e Giuliano Ferrari (batteria), insieme da dodici anni e costantemente alla ricerca di nuove sonorità, in una continua evoluzione del loro stile. Partiti dal jazz acustico, i Chat Noir hanno esplorato territori sconosciuti e lontani, fondendo insieme echi di musica progressive, tracce di noise e i beat dell’elettronica. In Elec3cities c’è tutto questo: una struttura complessa, seppur composta di elementi minimali; armonie eleganti mescolate ai rumori delle città; suoni impressionistici che disegnano quadri indefinibili ricchi di mille sfumature.

Sono otto tracce che si susseguono come tappe di un viaggio: ascolti il disco e ti sembra di essere nella fredda Berlino, di camminare al buio tra le strade di Boston, di vagare in mezzo alla folla di Roma. Intanto, ti perdi in te stesso, nei tuoi pensieri: dalla prima canzone fino all’ultima, le note di Elec3cities ti prendono per mano e ti trascinano attraverso i meandri della tua mente, alla ricerca di immagini e ricordi. Una musica evocativa, impressionistica, cinematografica.

Già il brano d’apertura, Avant Buddha, è una specie di preghiera, un invito all’intimismo e all’esplorazione del proprio essere. Subito dopo si viene trasportati in nell’atmosfera più cupa di Chelsea High Line: le note malinconiche del pianoforte si amalgamano alle note di un contrabbasso pesante, a suoni psichedelici e a sirene della polizia, finché emerge un’imperativa voce di donna tedesca. Un’atmosfera nebbiosa e notturna che continua in Ninth, il terzo brano dell’album sul quale s’innesca Pearls, decisamente più onirica e magica, con il suo pianoforte in stile carillon.

Il passaggio alla successiva Our hearts have been bombed è drastico: un risuonare di catene, un contrabbasso battente, un ritmo trascinato, suoni sintetizzati che fanno dimenticare il sogno di pochi secondi prima per riportarci in una dimensione quasi alienante. Peaceful è ancora un’altra scossa, perché nasce timida e malinconica per poi crescere ed esplodere col suo ritmo incessante, fino a lasciare il posto a Radio show, la settima traccia decisamente più cattiva, dal suono elettronico, industriale e prog. Si avvicina la fine, è il momento di Aspekt: è come un ritorno al principio di questo viaggio, all’intimità essenziale della musica dei Chat Noir, alla solitudine che accompagna i nostri pensieri più reconditi.

Elec3cities non è un album facile. Per questo è necessario ascoltarlo. Con il cuore.

ELECT3CITITES – CHAT NOIR
(RareNoise Records, 2014)

  1. Avant Buddha
  2. Chelsea High Line
  3. Ninth
  4. Pearls
  5. Our hearts have been bombed
  6. Peaceful
  7. Radio Show
  8. Aspekt

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