LIVE REPORT+INTERVISTA: Unicum (Roy Paci, Thurston Moore, Andy Moor, Yannis Kyriakides) @ Chorde [RM] – 28/1/2014

Live report di Graziano Giacò

Unicum et rarum. Das ist ein Unikum. L’Unicum è un amaro ungherese a base di piante medicinali che si consuma come aperitivo o digestivo. Il progetto Unicum andato in scena alla Chiesa Evangelica Metodista per la rassegna Chorde (ideata da Mamo Giovenco, direttore artistico del Lanificio 159) è un cocktail italo/cipriota/londinese/americano a base di piante naturali che ti consuma le pasticche inibitorie del cervello e blocca la digestione a ogni Mister Aperitivo.

“Hic et nunc” svolutamente mal tradotto in un enigmatico “qui, ed ora?” Il qui è simboleggiato dalla Chiesa Evangelica Metodista, facente parte la grande famiglia protestante. Prendiamo a pretesto (o a protesto) questo riferimento per citare codesta incisione: “il protestantesimo vive attenendosi all’essenziale.” I nostri quattro cavalieri dell’Apocalisse s’attengono alla regola a cui s’ispirò il Piccolo Principe e “quando l’Agnello aperse il Settimo Sigillo, si fece avanti un profondo silenzio… e allora il primo angelo diede fiato alla tromba e ne venne grandine e fuoco misto a sangue… e dall’alto cadde una stella chiamata Assenzio,” mentre l’uomo vitruviano s’insediava armoniosamente tra le figure imperfette del cerchio e del triangolo.

Roy Paci veste i panni di un Chronos orfico, che unendosi a Mamo ha generato Unicum: Thurston Moore (Sonic Youth) è Ennosigeo, scuotitore della terra, causa di terremoti (musicali), Andy Moor (The EX) è Demetra, dispensatore di violenze chitarristiche, torturatore spietato di corde addomesticate al suo disvolere, mentre Yannis Kyriakides è Ade, dio degli Inferi, inquisitore e disturbatore elettronico.

Thur accarezza, stuzzica, provoca la sua chitarra. La sua mano è un lampo furente che si scioglie sulle corde, ogni finzione temporale svanisce in un crollo ritmico ove la melodia è rigorosamente abolita. Roy sbuffa, si agita sciamanico, molesta la sua tromba e il flicorno, Yannis dilania le atmosphere, manipolando urla dall’ecoscuro, mentre alle loro spalle la croce è illuminata di sangue. Ognuno è chiuso nel proprio epos mistico, Thur scalcia sul palco mentre Andy gli fa da scudiero nelle scorribande di noise nichilista.

Unicum non ripete ed estingue la sua natura sperimentale nell’arco eburneo di una notte indistruttibile. Il mito dell’eterno non ritorno: quell’essere, attraverso i loro flussi empatici, nello stomaco dell’istante, nella gioia violenta d’un incedere che spazza via il tempo e tutte le sue desinenze.

Sonorizzare la Mandorla Mistica (detta Vescica Piscis): l’incontro tra due mondi, il divino e l’umano, volto al superamento di due forze che, come il bene e il male, rappresentano un dualismo statico: dunque il tentativo di oltrepassare le barriere del suono, uscendo dal mondo abituale, generando una costellazione che sia un lampo estremo nel nocciolo dell’occhio: un evento esiste solo quando non possiamo raccontarlo. Questo il lascito di Unicum sui miei titoli di coda: La Via Lattea di Bunuel, l’avorio del crocifisso di Dino Campana, Carmelo Male. Thur scordava la chitarra: scordava l’utilizzo/esistenza della sua chitarra.

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