SPECIALE EVENTO: Poetry Slam @ Circolo Virtuoso Bukò [BN] – 14/11/2013

Di Cristiano Caggiula

In un momento di autoreferenzialità diffusa, per ciò che riguarda la poesia il Poetry Slam è quel regolatore sociale e autogiustificato capace di far fronte alla pedante necessità dei nuovi poeti di cercare un piccolo spazio per dar voce alle loro proto-poesie: premiati i migliori.

Al di fuori di un’ottica egocentrica, nel Poetry Slam è il pubblico stesso a premiare il poeta ritenuto migliore, pubblico che da giudice può divenire anche autore, in una mescolanza che dalla singolarità del poeta fluisce come il delta del fiume nel mare del “sentire comune”. Tra l’altro, il Poetry Slam è un ottimo mediano per far spuntare da quel sottobosco letterario – spesso sede di incestuosi luminari persuasi di scopare sorella poiesi – valide voci che in altri ambiti sarebbero a dir poco disprezzate (sempre a opera dei nostri amichetti incestuosi poc’anzi accennati).

A Benevento qualcuno si è accorto della potenza di quest’arma poetica, organizzando il primo contest di poesia Sputa il rospo della città. Ancora una volta qualcosa si muove nelle viscere di un’Italietta dall’encefalogramma piatto. Cito testualmente l’intento del contest beneventano:

Tutti vogliono recitare le proprie poesie, ognuno può farlo con il proprio stile, con la propria metrica e vestito come gli pare. L’artista può essere nel pubblico, il pubblico può salire sul palco. La poesia diventa uno strumento sociale, non glorifica il poeta ma celebra la comunità.

“Sputa il rospo” vuole proprio questo; dare possibilità, dare spazio, dare concretezza alla creatività, al pensiero, dare dignità alle parole che troppo spesso non vengono ascoltate e ci restano incastrate tra il cuore e la gola.

Che cos’è un contest di Poesia Slam? È sostanzialmente una gara di poesia orale, rapida ed energica. Ci sono i poeti che recitano le proprie poesie e c’è un pubblico rumoroso che li ascolta e può esprimere assenso o dissenso.

Chi può partecipare? Tutti. Non ci sono standard da ricoprire, non ci sono limiti di età.

Sputa il rospo è un contest libero, prevede tre serate, nelle quali i diversi poeti che supereranno i rispettivi turni avranno la possibilità di giungere alla finale. La prima serata si è svolta il 17 ottobre 2013 presso il Circolo Virtuoso Bukò a Benevento, in un’atmosfera naturale e accogliente, fondamentale per strappar via dall’anima le polveri della quotidianità formale e ipocrita, spogliandosi di insipida umanità e dar luce alla propria spiritualità assieme all’intera comunità.

Il prossimo incontro sarà previsto per il 14 Novembre 2013 nello stesso luogo: ricordiamo che chiunque può partecipare inviando una mail a francesca.cass.mazzoni@hotmail.com. Per altre informazioni di carattere logistico e pratico consultare la pagina Facebook.

Ovviamente la serata del 17 ottobre ha avuto dei vincitori, da un Filippo Ciasullo che seziona le carni politiche seguendone le nervature atipiche e contraddittorie, a Francesco De Luca che l’onnipotenza umana svilisce distruggendone i valori più ambiti, ambiti valori inutili; Andrea Maio e l’antropocentrismo autodistruttivo, per finire con Dario Spulzo e il ricordo permeato dal senso di vuoto che lascia la sua incontrollata presenza.

Ecco le opere dei vincitori di questo primo slam.

OPERE DI FILIPPO CIASULLO

Ad un certo punto ho pensato
Ad un certo punto ho pensato
Berlusconi è meglio se muore
tra le 3 e le 5 e 40 aemme
quando la maggior parte di noi dorme.
Troveremo la notizia ad attenderci al risveglio
e la giustificazione per non lavorare
sarà la gioia o il lutto.
Quindi, Berlusconi è meglio se muore
tra le 3 e le 5 e 30 aemme,
escluso sabato e festivi.
Matteo Renzi, invece,
è meglio se muore d’estate
magari a Ferragosto
quando la maggior parte di noi è al mare
e il vicino d’ombrellone non mancherà di dire
suvvia, uno stronzo in meno.
Daniele Capezzone è meglio se muore
prima della fine del mese,
non lo so il perché.
D’altra parte,
Beppe Grillo è meglio se muore
dopo le 17
quando la maggior parte di noi è su internet
e avremo il tempo di cinguettare,
condividere e mipiace.
Ad un certo punto ho pensato
Fidel Castro è meglio se muore di primo pomeriggio,
intorno alle 4 di L’Avana
quando la maggior di noi accende e spegne le luci,
la luna è di turno
la sveglia è alle 7
e prima di dormire
resteremo al buio.

C’è una nuvola in cielo che mi disturba l’abbronzatura
C’è una nuvola in cielo
che mi disturba l’abbronzatura.
Bagnino bagnino
faccia qualcosa
per favore la sposti.
Signora si rivolga in direzione
che ho da pulire la spiaggia
sistemare ombrelloni e lettini
riparare un gommone
organizzare il gioco aperitivo.
Bagnino, mi scusi ma è una vergogna.
Direttore direttore
C’è una nuvola in cielo
che mi disturba l’abbronzatura
per favore le dica qualcosa
la faccia smettere.
Signora lei mi pone
un problema a me tanto caro.
Ho scritto al Presidente della Repubblica che
ha il comando delle Forze Armate
chiedendogli
gentilmente
di bombardare tutte le nuvole del litorale.
Attendo ancora una risposta
Per il momento
occorre aspettare che la nuvola bastarda vada via da sola.

OPERA DI FRANCESCO DE LUCA

Sprazzi di strazi
Sprazzi di strazi estratti
Dagli sfratti Sfratti umani, umano lerciume Squallidi tutti noi siamo La nobiltà d’animo. Cosa vecchia. Antiquata Splendidi schifosi adorati più di dei. Ripugnanti invidie rosse. L’essere umano è cosa sporca. Distrugge imbruttisce inaridisce Si assopisce su vili strisce Di delirio di onnipotenza. Tempi moderni. A conti fatti Il nulla. Anche il romanticismo Ci rifiuta.

OPERA DI ANDREA MAIO

Non sum ergo voto
Nell’opulenza di questo sistema al denaro votato
in qualche modo c’è da riflettere un pochetto
chè il povero tanto povero n’è mai stato
giacchè s’è impoverito da solo, questo va detto.
Ebbene si! Non lo si può negare affatto
che il mondo sia stato tanto depauperato
dalla passività dell’uomo asservito allo Stato.

Nasciamo e cresciamo fagocitando cultura
che alle volte ben si fonda su dogmi, dottrine.
Relegati all’accademismo siamo come in clausura
educati a prostrarci a ginocchia chine
verso tutto ciò che ci viene passato come alla verità incline.
Di qui la giustezza di quella che è della Chiesa l’usura
e, ancora, la guerra e l’odio quale unica risposta alla paura.

Da un lato ci son sfilate di moda e puttane al Governo
dall’altro i morti di stragi ignorate come il vento.
La banca rivuole che il denaro giri intorno al perno
e così riposo il soldo del pane, e di lavorare mi pento.
I politici nel generale scandalo ballano un lento
e noi viviamo il tutto come uno squallido porno:
trastullo, sconquasso..non mi resta che pulire l’intorno.

Ci piace…si! Ci piace assai tanto quella strana sodomia.
Ci piace conservare della schiavitù assoluta la dignità
che piace poi tanto anche ai cagnacci reclutati in polizia.
Si! Loro che conservano della legge l’integrità
mettono a repentaglio ciò che nella giustizia c’è di verità.
Campo senza pensare al futuro della vita mia
e non solo perchè fu detto: chi vuol esser lieto sia…

No. In realtà lo facciamo perchè poco ce ne fottiamo,
poco c’interessa che dopo di noi ci siano altri ad aver vita.
Proviamo sentimenti: io odio, io triste, io amo!
Non ci accorgiamo dello spirito di conservazione del parassita
che nel provare emozioni attira le nostre energie come una calamita,
la mette sotto il giogo del lavoro asservito a ciò che siamo
e così andiamo avanti, guardandoci mentre moriamo.

Così i morti sul lavoro, così quelli per malattie rare,
così i morti per gli scarichi nostri vicini di casa,
e ancora per pena di morte e ingiustizie varie.
Esultiamo nel vedere il missile spedito in alto dalla NASA,
come la nostra, vogliamo che un’altra esistenza venga invasa.
Siamo crudeli e spietati e ci gingilliamo con consolazioni amare:
fosse comuni da una parte, dall’altra medaglie sulle militari bare.

Ma ecco che arriva la cosa che in modo desolante
ci aggredisce e più di tutte ci taglia le gambe già corte.

OPERA DI DARIO SPULZO

Eppure
Erro per i campi bui della mente
su questo marciapiede scoordinato fatto di fossi e sassi
il mio passo vago e insicuro si confonde nell’ inerzia continua di questa marcia
estenuante e infaticabile.

Parole plasmano il pallido cuore,
brividi brevi pervadon’ l’ umore,
ricordi reagiscono come nervi indifesi,
arresi.

Milioni di volte hai incrociato quelle labbra,
Eppure?
Te ne ricordi?Della consistenza intendo..
Te ne ricordi?

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