RECENSIONE: OvO – Abisso

Recensione di Claudio Delicato

Casomai un giorno vi venisse in mente di deflorare e uccidere brutalmente una quindicenne di Avetrana per poi occultarne il cadavere ed esprimere dichiarazioni contrastanti sull’omicidio in diretta tv, assicuratevi di aver preventivamente cancellato la discografia degli OvO dalla vostra libreria di iTunes, perché quello suonato dal duo di Ravenna è esattamente il genere musicale che Studio Aperto strumentalizza nel momento in cui vuole accusare qualcuno di satanismo, coprofagia e carbonara con la cipolla.

Con Abisso, il duo formato dalla poliedrica Stefania ?Alos Pedretti e Bruno Dorella (Bachi da pietra, Wolfango) giunge al nono disco, impreziosito dalla collaborazione di Riccardo Gamondi (Uochi Toki, La Morte). Quella degli OvO è l’onorata carriera di un gruppo che ha sempre suonato quello che gli pareva, senza un minimo di riguardo per le classifiche e formulando una proposta musicale avanguardista che sta decisamente stretta al mercato italiano; tutto ciò senza mai rompere le scatole a nessuno con la storia che “l’Italia fa schifo e le major non ci filano.”

Ascoltare questo disco ti fa venire voglia di carezzare e coccolare Stefania e Bruno e dir loro “forza, andiamo a vederci insieme tutte le pubblicità della Mulino Bianco dal 1971 a oggi in loop, perché il mondo può essere anche una cosa bella, ve lo assicuro.” Abisso è un disco per stomaci forti, il tipico album che ascoltato al contrario rivela liriche esattamente identiche a quelle che si percepiscono sentendolo normalmente, dato che alla fine sono tutti rantoli indemoniati da festival grindcore. Undici tracce di rumore allo stato puro, atmosfere terrificanti suggerite dagli usuali strilli gutturali di ?Alos, pianti in sottofondo, frasi pronunciate in lingue incomprensibili e una base musicale tetra e distorta.

L’unica esperienza terrena che può sfiorare il livello di inquietudine che si prova ascoltando questo lavoro degli OvO è cercare “Maurizio Lupi” su Google Immagini: pensate al gorno più spaventoso che abbiate mai visto in vita vostra e moltiplicate il terrore che avete provato per cento. Ecco, neanche allora ci sarete vicini.

Eppure il nono lavoro degli OvO è del tutto onesto, spontaneo e berlinese (per usare un termine che va di moda), e ha qualcosa di magnetico e intrigante: che sia l’approccio minimalista e rumoroso, l’onnipresenza ossessiva di toni bassi che ti vibrano nel petto quando sei a due centimetri dalla cassa, la suprema abilità ritmica di ?Alos o il fatto che alla fine, semplicemente, propone un po’ di sano e irrinunciabile headbanging. Le tracce che mi hanno fatto godere di più sono I cannibali, brevissima sfuriata punk a tinte noir, il soffocante, stentato cammino doom di A dream within a dream e la martellante Ab uno.

La prossima volta che vi recherete in viaggio negli Stati Uniti e un attempato ristoratore della Louisiana vi dirà “ah, Italiani, Ramazzotti, Pavarotti,” per prima cosa rispondetegli “ah, statunitense, hamburger, pistole, Backstreet Boys,” poi fategli sentire Abisso degli OvO e vi assicuro che vostra bistecca di manzo avrà il sapore del tutto nuovo dell’orgoglio italiano all’estero.

ABISSO – OvO
(Supernatural Cat Records, 2013)

  1. Harmonia microcosmica
  2. Tokoloshi
  3. I cannibali
  4. A dream within a dream [feat. Alan Dubin]
  5. Aeneis
  6. Harmonia macrocosmica
  7. Abisso
  8. Pandemonio
  9. Ab uno
  10. Fly little demon [feat. Carla Bozulich & Evangelista]
  11. Fame

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