RECENSIONE: Diodato – E forse sono pazzo

Recensione di Claudio Delicato

Il 6 luglio scorso ero a una serata Long Playing dell’Angelo Mai; a un certo punto è salito sul palco un ragazzotto smunto e ha cantato Idioteque e Karma Police dei Radiohead. Per come la vedo io, cimentarsi in una cover del gruppo di Thom Yorke è più o meno come sputare in faccia a Kenshiro urlandogli dove si può ficcare le sette stelle di Hokuto: il proposito è coraggioso, ma è difficile non uscirne con le ossa rotte.

Invece Antonio Diodato – accompagnato alla grande da Daniele “ilmafio” Tortora – è riuscito a interpretare senza imitare, spingendomi all’ascolto del suo disco d’esordio prodotto da Le Narcisse. Visti i precedenti, non mi ha sorpreso che il punto di forza di E forse sono pazzo siano le straordinarie doti vocali di un cantautore che riesce nel proposito irraggiungibile alla maggior parte dei musicisti di oggi: fare della voce uno strumento aggiunto.

Per intenderci, siamo di fronte al classico cantante che se andasse a X-Factor alla Ventura rimarrebbero ben pochi capelli da strapparsi, ma oltre all’abilità tecnica Diodato ha la capacità di veicolare emozioni profonde e dare un brivido a chi ascolta approfittando delle sconfinate possibilità che offre l’unico strumento musicale che non ha limitazioni di corde, tamburi et similia.

In una parola: canta.

A fare di E forse sono pazzo un gran disco è anche l’eccellente produzione de ilmafio, che sa sempre scegliere le tecniche di registrazione e di missaggio più adatte a valorizzare l’artista che produce, e l’eccellente schiera di strumentisti che ha collaborato alla realizzazione del disco. L’album passa dai momenti introspettivi e delicati della title track a intense digressioni profondamente rock (Capello bianco) con la nonchalance di Luca Giurato quando sbaglia i congiuntivi.

Il mio criterio fondamentale per definire un artista meritevole di successo è la sensibilità che esprime e il modo in cui riesce a comunicare la sua visione del mondo, e questo disco suona vero, intenso e senza sovrastrutture (ascoltate I miei demoni e capirete di cosa parlo). Diodato ha il coraggio di fare quel genere che spaventa un po’ tutti perché è stato declinato in maniere terrificanti, rendendo complesso emergere dal mare di fango che ha prodotto: sfogliate pure le vostre librerie di iTunes, si chiama pop.

Il singolo Ubriaco più di tutti denota un certo approccio retrò nella musica e nei testi (non a caso l’album include anche una cover di de André). Diodato, però, non guarda semplicemente al passato: piuttosto recupera un modo di scrivere passionale, semplice e sentito che troppo spesso oggi è messo da parte. Perché nessuno scrive più così? Perché non è più adatto ai tempi o al mercato?

Forse. Ma a me piace pensare che la realtà sia un’altra.
Perché nessuno è più in grado di farlo.

E FORSE SONO PAZZO – DIODATO
(Le Narcisse/Goodfellas, 2013)

  1. Mi fai morire
  2. Ubriaco
  3. Ma che vuoi
  4. E forse sono pazzo
  5. I miei demoni
  6. Panico
  7. Capello bianco
  8. Patologia
  9. Amore che vieni, amore che vai [cover Fabrizio de André]
  10. Se solo avessi un altro
  11. E non so neanche tu chi sei
  12. Gli alberi

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