RECENSIONE: La Morte – S/T

Recensione di Claudio Delicato

Quello de La Morte è il classico disco che custodisci gelosamente per evitare che diventi mainstream, poi un giorno la barista del Circolo degli Artisti cede alle avances che le hai rivolto tra un “due whisky e coca” e un “con poco ghiaccio per favore,” lo metti su in macchina mentre andate a fare aperitivo al Pigneto, dopo dieci minuti lei ti chiede “ma che è ‘sta roba?” e nel giro di due giorni lo conosce mezzo circuito alternative italiano.

Il progetto nasce da un’idea di Riccardo Gamondi (Uochi Toki) e Giovanni Succi (Bachi da Pietra, ex Madrigali Magri). Ci sono tutti gli ingredienti necessari per far fuggire a gambe levate un qualsiasi fan de I Cani: Giovanni recita versi inerenti al tema del trapasso tratti da classici della letteratura occidentale dal medioevo a oggi (Iacopone da Todi, Manzoni, Alfonso Luigi Marra – trova l’intruso), Riccardo ci mette un tappeto elettronico minimalista e cupo, il tutto per due pezzi corrispondenti ai due lati del vinile, ognuno lungo circa 18 minuti.

Chi ha ascoltato almeno una volta Tomb of the mutilated dei Cannibal Corpse penserà che sia difficile trattare il tema del decesso senza riempirsi di borchie e dipingersi il volto di bianco, eppure La Morte riesce ad affrontare l’argomento in modo innovativo. La voce è calda e trascinante, le dissonanze elettroniche disturbano quanto basta e i lunghi momenti di silenzio tracciano il profilo di un disco che è avanguardia allo stato puro senza scadere in snobismi: colto e intellegibile al contempo, impegnato ma piacevole all’ascolto. Del resto, come dice lo stesso gruppo, “per avvicinarsi a La Morte non occorre alcuna erudizione” perché è “l’unica esperienza universalmente comune che nessuno condividerà mai.”

Ed è proprio la cura tematica del progetto a lasciare il segno: il disco è uscito non a caso il 2 novembre, il field recording ha avuto luogo nella cappella del cimitero comunale di Saludecio di Rimini, l’edizione in vinile è stata realizzata con 30 copertine diverse (a cura di Veronica Azzinari) per altrettante incisioni a secco, riprodotte a mano in serie di dieci stampe ciascuna per un totale di 300 copie con serigrafie in cenere. In un mondo in cui i dischi si fanno con Garage Band e il progetto grafico è affidato al filtro Brannan di Instagram, La Morte rappresenta una piacevole quanto insperata eccezione.

Mettete su questo disco e proverete le stesse sensazioni di quando a sei anni scendevate da soli in cantina mentre i vostri genitori erano fuori a cena: l’atmosfera fa paura, ma una morbosa curiosità dentro di voi vi spingerà ad andare avanti fino alla fine.

Esiste tutta una serie di dischi che potete ascoltare se volete sentirvi fichi.
Bene, quello de La Morte è il disco che non può mancarvi se volete essere fichi.

S/T – LA MORTE
(Anemic Dracula/Corpoc, 2012)

  1. Lato A
  2. Lato B

LA MORTE SUL WEB

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